Antichissimo vitigno coltivato in Friuli Venezia Giulia nelle province di Gorizia e Udine, nelle colline slovene della “Goriska  Brda” e, per il passato, in Istria. Trattasi di un vitigno autoctono della provincia di Gorizia; per taluni Autori la Ribolla corrisponderebbe all'”Avola” dei Romani. Altri sostengono che il “Pucinum”   romano avesse come base la Ribolla.

Numerose sono le citazioni storiche del “Vino Ribolla” come vino di qualità primaria tra i diversi vini del Collio, usato spesso come “rappresentanza” in segno di omaggio ed amicizia agli illustri personaggi del momento.

Nel XIII secolo il Friuli forniva alla Repubblica di Venezia la Ribolla del Collio.  La Ribolla veniva offerta come segno di devozione ai luogotenenti al loro primo ingresso in città, o devozione ad illustri personaggi in visita alle stesse. La fama della Ribolla ebbe così modo di espandersi, tanto che verso la fine del ‘300 il “Rainfald” era variamente decantato da cronisti e poeti tedeschi. Lo stesso Boccaccio cita la Ribolla in una sua requisitoria contro gli eccessi della gola.

La predilezione tedesca per questo vino porta il Duca Leopoldo III d’Austria a chiedere che nell’atto di dedizione della città di Trieste venga inserita la clausola che obbligava la città a rifornirlo annualmente di 100 orne di vino Ribolla del migliore.

In tempi a noi più vicini – verso la fine del ‘700 – la produzione di Ribolla è ai primi posti tra i bianchi friulani. Dopo il periodo di oscurantismo provocato dalla Fillossera, dall’ entusiasmo e forse dalla curiosità sollevata dai vini d’Oltralpe, la Ribolla sta riprendendo ora la sua giusta dimensione.

Utilizzazione

Fin dai tempi più remoti la Ribolla è stata usata quasi esclusivamente per la vinificazione salvo piccoli quantitativi, noti soprattutto col nome di “Rabuelat”, usati per il consumo diretto.

Dopo i fasti e la rinomanza goduti dal vino di Ribolla nei secoli passati, agli inizi del ‘900 ebbero inizio per questo vino i tempi oscuri, godendo fra le due guerre di una ben modesta fama qualitativa. Ciò nell’ultimo secolo ha causato una forte contrazione della sua area di diffusione, a favore di nuovi vitigni qualitativamente più quotati.

Oggi con l’avvento delle nuove tecniche di vinificazione, confortate dalle moderne attrezzature altamente funzionali di cui il tecnico può disporre, si ottengono vini Ribolla di notevole interesse in quanto impostati su una enologia di qualità, partendo da accurate vinificazioni ottenute decisamente “in bianco” e con la conservazione del vino in vasche di acciaio inossidabile ( ma non mancano positive sorprese di Ribolle macerate ed affinate in legno ) .

Tutto ciò è indispensabile per proteggere un tale vino “beverino”, dalle nefaste azioni ossidanti di una irrazionale vinificazione. Il vino comunque è da considerarsi giovane e da utilizzarsi entro  uno-due anni successivi alla vinificazione.

La Ribolla gialla viene usata anche negli uvaggi per la sua “neutralità” e l’elevata acidità costituzionale.

In purezza evidenzia tutta la sua piacevole freschezza (vinificazione in bianco, affinamento in acciaio, controllo termico) che ne fa un partner ideale con tutti gli antipasti a base di pesce.  Va servito fresco ( 10-12 gradi circa).

La Ribolla è una buona base per la produzione di spumanti, sia con metodo “Charmat” ( soprattutto) che  “Classico”. E’ da ricordarsi inoltre l’interessante, sia pur limitato, impiego delle vinacce di Ribolla per la preparazione di una grappa di ottima qualità.

In conclusione, la Ribolla Gialla e il suo Spumante  e’ il vino che ha assistito e partecipato alla storia del popolo friulano degli ultimi settecento anni ; lo ha fatto spesso da protagonista e sicuramente sarà uno dei “vini bandiera” del Friuli Venezia Giulia per il futuro.

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