Il Vigneto Friuli

Undici denominazioni di origine per il “Vigneto Friuli” che si estende su un’area di oltre 25 mila ettari. Se ne prendono cura 24 mila addetti, che seguono tutte le fasi della produzione dalla vigna, alla cantina, alla bottiglia ed al mercato. Un vigneto che per il 35% è collocato in area collinare, per la parte restante in terreni pianeggianti; in entrambi i casi – con la sola eccezione del Prosecco – la produzione non può superare gli 85 quintali di uva per ettaro.

Il Friuli-Venezia Giulia esporta il 60% della produzione (più precisamente: la parte della produzione messa in bottiglia) nei vicini paesi di lingua tedesca, ma si sta facendo conoscere, grazie anche ad un ottimo lavoro di promozione, nei più lontani (e difficili) mercati del nord America e dell’Asia. È una realtà, quella regionale del vino, fatta per la gran parte da piccole e piccolissime aziende, solo in qualche caso capaci di garantire una produzione dai numeri significativi; ma il “Vigneto Friuli”, nonostante i suoi tanti piccoli numeri, riesce a mettere assieme 85 milioni di bottiglie a denominazione di origine.

È, quello del Friuli Venezia Giulia, un territorio che vanta una tradizione vitivinicola importante e dalle qualità importanti e riconosciute; in particolare, vanta un primato difficilmente discutibile nel comparto dei vini bianchi italiani. Un altro punto di orgoglio è il vasto patrimonio di autoctoni di grande e riconosciuta qualità: 10 varietà diverse, tutte inserite nei disciplinari di produzione perché ritenute non solo la sintesi del rapporto vino territorio, ma anche, visto il successo e l’indissolubilità del binomio, la sicura risorsa del domani, premiata già oggi da un mercato che la sta scoprendo.

Il “Vigneto Friuli” si è però fatto conoscere soprattutto grazie agli eccellenti risultati raggiunti dalle migliori varietà internazionali a bacca bianca, che hanno trovato casa in questo fortunato angolo d’Italia. Le zone Doc che coprono la maggior superficie sono quelle pianeggianti (Annia, Aquileia, Grave, Isonzo, Latisana); i loro nomi sono sempre preceduti dalla parola Friuli. Queste aree sono caratterizzate da terreni di tipo alluvionale, le cui componenti sono impastate con sassi e ciottoli a terreni sabbiosi-argillosi, ricchi di sali minerali.

Le denominazioni di collina, più contenute in termini di superficie ma ricche di fascino e storia, sono a cavallo tra la provincia di Udine e la provincia di Gorizia, nella parte orientale della regione. I terreni di collina sono formati da stratificazioni di marna (argilla calcarea) in cui si alternano strati di arenaria (sabbia calcificata). La piccola zona Docg Carso, sita in provincia di Trieste, e un altopiano di roccia calcarea con terra riportata sopra gli strati rocciosi. La produzione vitivinicola in Friuli Venezia Giulia era tradizionalmente basata su vini “monovarietali”, ovvero ottenuti vinificando separatamente (“in purezza”) ciascuna tipologia di uva.

Gli assemblaggi sono una tendenza più recente (dagli anni ’90). Siano essi bianchi o rossi, questi vini esprimono ai massimi livelli il loro “terroir”, ovvero quella combinazione magica di terreno, clima e vitigno che in ogni vino riporta, quasi una firma, l’espressione unica e inconfondibile della sua zona di origine.

 

LA RIBOLLA GIALLA – Qualità a tutela del territorio.

.. il Friuli-Venezia Giulia deve prendere le difese di questa varietà, presente sul nostro territorio da 800 anni. Con una produzione calmierata si manterrebbe e rispetterebbe la qualità. E la qualità paga”. In Friuli-Venezia Giulia ci sono circa 1.500 imbottigliatori, tra i quali cooperative e aziende private. “Io guardo al 70-80 per cento delle piccole aziende che vogliamo salvare. Noi non dobbiamo confrontarci con nessuno, dobbiamo tutelarci e tutelare chi vuole Ribolla gialla del Fvg, non Ribolla Italia. Il mio consiglio è quello di tornare alla Ribolla prodotta solo nel nostro Friuli. Bisogna rispettare la qualità, se vogliamo capitalizzare il vitigno e ricavare il giusto profitto economico”..

“Bisogna quindi tutelare questo nostro vitigno, calmierare la produzione e arrivare a un nuovo disciplinare che tuteli innanzitutto la qualità”.

Intervento enologo Paolo Valdesolo 8 aprile 2018

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